Il club dei “ticket bus”
Nov 13th, 2008 | By sara.pasini | Category: Primo pianoPedaggi e lasciapassare per tutte le tasche sono già in vigore per i bus turistici in diverse città d’Italia, ma tour operator e addetti al lavoro sono perplessi. E con l’entrata in vigore della tassa anche a Verona, il clima si fa ancora più acceso.
C’è chi lo chiama ticket, chi tassa sul turismo, chi ancora tassa d’ingresso, lasciapassare oneroso o contributo di scopo, pedaggio, pollution charge o road pricing. È l’incubo degli amanti dei tour in autobus, una forma di turismo molto praticata soprattutto dai Paesi del Nord Europa.
Per visitare le diverse città d’arte d’Italia, e non solo, sono sottoposti al pagamento di svariate “imposte”. Partendo da Nord, pedaggio montano alle Tre Cime di Lavaredo: il Comune di Auronzo di Cadore (Belluno) chiede 90 euro a pullman che diventano 20 per le auto. Rimanendo in Veneto, la regina del ticket per i bus turistici è Venezia: un bus deve sborsare, in alta stagione, 340 euro. E pensare che nel 2002, anno di introduzione della tassa, il ticket era circa 135-150 euro per i pullman da 16 posti in su.
Passando nella vicina Lombardia, a Mantova pass minimo di 20 e massimo di 30 euro per entrare in città; la tariffa varia in relazione alle dimensioni del pullman, se inferiore o superiore ai 7 metri (ovvero sotto i 25 posti o dai 50 in su). Economico è anche il capoluogo della regione, Milano, dove il pedaggio prende il nome di Ecopass e si aggira intorno ai 20 euro. In Umbria una visita ad Assisi può costare il primo giorno circa 90 euro, poi il costo diminuisce in base ai giorni di permanenza.
“L’esattore” più caro è la Toscana. A Firenze il ticket è stato introdotto nel 1999 e variava da 50 a 80 euro, per arrivare nel 2002 a 155 e ora a 240 euro in media, tariffa che comunque ha varie fasce e cambia in base anche alla posizione dell’hotel prenotato (dentro o fuori le mura della città). Seguono Siena con 100 euro e Lucca con 80, mentre i centri minori come San Gimignano, Volterra e Montalcino valgono circa 70 euro.
La città eterna, Roma, sta nel mezzo con 150 euro in media di ticket, ma la cifra cambia in più o in meno in relazione a un ventaglio molto ampio di possibilità (ad esempio, provenienza dell’autobus, momento di arrivo, tragitto in città, etc.).
Nell’esclusiva Costiera Amalfitana la tariffa si impenna nuovamente per raggiungere ad Amalfi quasi i livelli veneziani, 240 euro. In Sicilia, il Comune di Monreale (Palermo) in piena stagione turistica ha portato la tariffa d’ingresso dei bus da 15 a 65 euro senza alcun preavviso, scatenando la disapprovazione di Tour Plus Sicilia. “Ci associamo alla protesta” aveva affermato il director Dario Ferrante “portata avanti dall’Associazione guide turistiche di Palermo – che aveva protestato contro il servizio obbligatorio di radioguida da noleggiare in loco (ndr) – e meditiamo di arrivare alla drastica decisione di eliminare la città di Monreale dai nostri itinerari turistici”.
Niente lasciapassare, invece, a Ferrara, Treviso, Padova, Torino e Napoli. Anche Verona a partire dal 15 novembre entrerà a far parte del club del ticket (30 euro) nonostante la decisione del Comune abbia scatenato negli ultimi mesi un mare di polemiche tra degli addetti del settore turistico che lavorano nella città scaligera, facendo slittare l’entrata in vigore più volte. All’uscita della notizia, infatti, dall’estero erano giunte minacce, da parte dei tour operator, di annullamento delle visite già per il prossimo anno. Protesta anche da parte dell’Associazione accompagnatori e guide turistiche Ippogrifo, che ha lanciato la campagna No ticket bus. “È una scelta dissennata” afferma l’associazione “soprattutto in questo periodo di crisi internazionale dei flussi turistici e dopo un’estate scaligera sottotono e gravata da problemi che hanno reso la città impopolare tra gli operatori del settore”. Diverse le iniziative della campagna, tra cui una raccolta di firme degli operatori e un sito dedicato (www.verona.noticket.it).
Da quanto sopra analizzato emerge che se un gruppo di turisti organizza un tour toccando diverse città d’Italia, viste le cifre, potrebbe arrivare a spendere anche 1.000 euro in più. Ma così il Sistema Italia come può risollevarsi? È vero, i flussi turistici, soprattutto nelle città d’arte, incidono sui servizi di pulizia e manutenzione della città. Ma così facendo non si penalizza il turista in modo altamente differenziato, visto che pagano solo i visitatori di “massa”? Per qualcuno, come aveva affermato il Comune di Cavallino-Treporti (che nel gennaio 2007 aveva introdotto la tassa), sono un antidoto per l’ambiente, un modo per ridurre l’inquinamento. Sarà vero? Lo scorso anno gli operatori turistici di Jesolo, uniti nel Comitato “No Ztl”, avevano esaminato la relazione tecnica sui flussi di traffico commissionata dal Comune. Era emerso, secondo il Comitato, che solo in minima parte il traffico dipendeva dai bus turistici, risultando la maggioranza dei mezzi inquinanti auto, camper e camion.
Ma gli autobus non hanno il merito di ridurre il numero di mezzi in circolazione? Non è che con il caro ticket passa il messaggio meglio muoversi da soli? E se tutti quelli che di solito visitano le città in gruppi, quindi utilizzando bus turistici, iniziassero a viaggiare da soli, con l’auto o il caravan? Non è forse più deleterio per l’ambiente?
Esempi diversi ce ne sono. In Inghilterra è presente un’imposta diretta a limitare l’accesso al centro cittadino di Londra, la congestion charge. A differenza dell’Italia, però, è rivolta sia ai turisti che ai residenti. In pratica colpisce tutti senza distinzione.
