Il ritorno della tassa di soggiorno

Nov 27th, 2008 | By sara.pasini | Category: Primo piano

Oltre alle aumentate zone a traffico limitato, pedaggi discutibili e parcheggi a pagamento, riprende forma il fantasma della tassa di soggiorno. E il dibattito si riaccende.
Il disegno di legge delega sul federalismo fiscale del Ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli (presentato il 4 settembre e approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri il 3 ottobre), prevede la possibilità da parte dei Comuni di istituire dei tributi di scopo per finanziare “oneri derivanti da eventi particolari quali flussi turistici e mobilità urbana” (art. 10, lettera d). Secondo il presidente di Federalberghi e Confturismo Confcommercio, Bernabò Bocca, “preoccupa l’eccessiva genericità dei principi e criteri direttivi relativi all’autonomia tributaria dei Comuni contenuti nel disegno di legge”. Il rischio è di creare le premesse per la reintroduzione della vecchia imposta di soggiorno soppressa nel 1989 a danno dell’economia turistica italiana, già pesantemente penalizzata dalla crisi del panorama economico generale. “Non sono simili balzelli a modernizzare l’Italia” ha affermato Bocca “ma un’attenta e reale revisione dell’apparato burocratico e del sistema normativo, indispensabile per semplificare la vita dei cittadini e delle imprese e rilanciare l’economia e l’occupazione”. Dello stesso parere anche il presidente di Federturismo Confindustria, Daniel John Winteler, per il quale “proporre l’introduzione di una tassa di soggiorno significa scoraggiare i flussi turistici esteri verso il nostro Paese, rendendo l’Italia meno competitiva nei confronti di altre destinazioni. Accentuare il federalismo in materia turistica” ha proseguito Winteler “vuol dire proseguire su un regionalismo che ha già presentato i suoi limiti in questi anni. Un ulteriore balzello su un settore già penalizzato”.
A seguito della notizia dell’introduzione del ticket d’ingresso a Verona e del probabile ritorno di una tassa di scopo, il presidente della sezione Turismo Confindustria Verona, Giovanni Zenatello, s’interroga su chi dovrebbe essere il destinatario di questa tassa, visto che in molte città come Verona la maggioranza degli ospiti è rappresentata dalla clientela d’affari. “Non credo” afferma Zenatello in un intervento sul quotidiano L’Arena del 7 settembre “che si possano ragionevolmente individuare come destinatari di una tassa sul turista gli uomini d’affari, i professionisti, i rappresentanti di commercio o i congressisti che si fermano a Verona per lavoro”.
Su queste basi la tassa sul turista dovrebbe colpire quindi solo chi in Italia soggiorna esclusivamente per vacanza, ma ciò forse porterebbe a inserire la tassa nel conto di alcune strutture ricettive come gli alberghi. Gli albergatori di Verona e lo stesso Zenatello sono assolutamente contrari all’idea che solo le loro strutture diventino esattori della tassa di soggiorno, in quanto si verrebbe a creare una situazione penalizzante e discriminante sia nei confronti delle altre strutture del settore escluse dall’obbligo, come residence, campeggi, villaggi, B&B, affittacamere, etc., sia verso tutte le altre aziende che traggono beneficio dal comparto turistico in generale, come ristoranti, trasporti, servizi, etc. Sarebbe quindi più equo tassare tutti i turisti. Zenatello ritiene inopportuna ogni ipotesi di tassazione. “Condivido l’idea di studiare un’imposta locale con aliquote assolutamente marginali” ha dichiarato Zenatello “che gravi su tutte le imprese appartenenti ad un territorio che beneficia del valore aggiunto prodotto dall’indotto turistico. A condizione però che il ricavato sia concordemente investito in opere utili allo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e per finanziare iniziative culturali e artistiche, che sono patrimonio e risorsa di tutti”.

E IN EUROPA SI TASSA?
In Francia la taxe de séjour (www.taxedesejour.net), in vigore dal 1910, è un’imposta comunale i cui proventi vengono utilizzati per migliorare lo sviluppo turistico. A Parigi è di 1 euro al giorno per persona, mentre nelle altre località è più bassa e può variare a seconda della tipologia di struttura utilizzata.
In Germania prende il nome di Kurtaxe, è decisa a livello locale dai diversi stati e si applica nella maggior parte delle strutture ricettive delle località termali.
In Austria la tassa è regolata dalle singole regioni, calcolata in base alla categoria della struttura ricettiva e alla località. Varia da un minimo di 0,75 ad un massimo di 1,90 euro. In Svizzera sono i diversi cantoni a decidere l’ammontare delle tariffe, che variano anche in base alla tipologia ricettiva scelta.
In Gran Bretagna, il governo aveva proposto l’introduzione di una tassa turistica, la Bed Tax, scatenando la protesta di associazioni come Visit Britain e Events Industry Alliance (EIA). Il progetto era stato quindi abbandonato.
In Polonia i visitatori che soggiornano per più di 24 ore in una località sono tenuti a pagare una tassa di soggiorno che varia, a livello locale, mentre in Olanda solo il 75% dei comuni applica la tassa. A Bergen (Limburgo), ad esempio, è di 1,20 euro a persona per notte. Città come Rotterdam e Arnhem, hanno abolito il contributo.
Infine in Spagna non è richiesto alcun contributo di soggiorno. Esiste, invece, un’imposta per la sostenibilità ambientale nelle isole Baleari che va da 1 a massimo 2 euro.

UN DANNO PER IL SETTORE
Già nel 2006 il presidente del Consorzio Incoming Italia, Mally Mamberto, che gestisce i flussi turistici provenienti dall’estero, aveva rilevato come le fatidiche ZTL (zone a traffico limitato), istituite tra il 1999 e il 2000, stavano danneggiando l’intero settore proprio a causa del continuo aumento delle tariffe, che mediamente salgono del 10% all’anno. “Una situazione paradossale” aveva affermato “che sta danneggiando gravemente la competitività del nostro turismo su scala internazionale”.
Incoming Italia fa parte di ASTOI, Associazione Tour Operator Italiani
www.incoming-italia.it

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